Tra i maggiori paesaggisti contemporanei, Piet Oudolf inizia a interessarsi alle piante da giovane appassionandosi alla cura dei giardini: niente corsi speciali di landscaping o di botanica, ma lavora sul campo, facendo indagini, collezionando semi e studiando direttamente le piante: la forza della passione e lo “sporcarsi le mani” è la miglior scuola!
Nel 1982 acquista un terreno dove mettere a punto le proprie ricerche realizzando un vivaio-giardino che negli ultimi venti anni è diventato il punto di riferimento e di ispirazione per tutti coloro che si dedicano al tema del paesaggio.
Nel giardino-vivaio di Hummelo, Piet e la moglie Anja sperimentano in continuazione nuove specie vegetali, canne resistenti al vento, eleganti nel loro portamento verticale, piante perenni come la Monarda bradburiana che sboccia in rosa a fine maggio o l’Achillea aromatica con bellissimi fiori bianchi a stella, le ornamentali come il Panicum delle praterie americane e la Festuca mairei, graminacea sempreverde, Heuchera, pennisetum, sedum.

Oudolf è convinto che le piante debbano essere belle tutto l’anno, anche durante l’inverno, e che non bisogna concentrarsi solo sulle fioriture, bensì sulla forma e la struttura della pianta.
Nel suo giardino, infatti, ha permesso alle piante di fare di più del consueto: di muoversi, di auto-seminarsi, di crescere in autonomia: “Una buona aiuola dovrebbe apparire interessante anche quando è morta”, dice Piet, e a chi gli chiede quando sia meglio potarla risponde: “Quando cominciamo a stancarcene!”.

Per Oudolf “Il paesaggio è più di un luogo. Scegliere la pianta giusta per un giardino pubblico è importante: le piante conducono le persone verso un luogo, ne cambiano la dinamica”, e aggiunge: “Ritengo che il disegno del giardino riguardi l’emozione, l’atmosfera, un senso di contemplazione. Insomma, cerchiamo di emozionare le persone con quello che facciamo. Questo è il punto principale. Un giardino non è solo un paesaggio dipinto da contemplare, ma è un processo dinamico in continua evoluzione.”
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