Peter Walker: Il futuro di “Ground Zero”

Oggi vogliamo presentarvi Peter Walker, famoso e celebrato paesaggista statunitense, attraverso una sua opera-simbolo che ci mostra quanto l’arte paesaggistica sia importante, anzi fondamentale, per tutti noi, anche per chi questa arte (crede) di non conoscerla.

Come gestire lo spazio a Ground Zero dopo il 9/11 giorno della distruzione delle torri gemelle di New York?

I progettisti Arad e Walker sono stati selezionati in una competizione internazionale che ha ricevuto oltre 5.200 proposte provenienti da 63 nazioni

Ecco cosa hanno pensato i vincitori:

Il memoriale è costituito da una pacifica piazza alberata e due piscine che riflettono i luoghi esatti in cui le torri sorgevano. L’esatto perimetro dei 2 edifici crollati vi colpirà come un pugno nello stomaco per il suo… vuoto: infatti, dove prima c’erano due colossi di ferro e vetro alti 415 metri, sono state lasciate due “voragini”- fontane, occupanti ognuna quasi un acro di superficie: grazie alla loro grandezza, esse vantano il primato di avere al loro interno la cascata d’acqua più grande costruita da mano umana, dove l’acqua scorre copiosa, senza lasciare intravedere un termine, come a esprimere le infinite lacrime che il mondo ha versato per la tragedia.

Sui bordi delle fontane, su lastroni di bronzo sono scolpiti i nomi degli oltre 3000 morti.

I principi di progettazione sostenibile sono stati linee guida per creare lo spazio, che trasmette uno spirito di speranza e di rinnovamento e offre un rifugio tranquillo dalla città. Pronto a diventare un nuovo e iconico punto di riferimento per New York.

Le piscine riflettenti, che giacciono sulle impronte delle Torri Gemelle, sono il centro del monumento. Arad e Walker descrivono le piscine come “grandi spazi vuoti, un aperto e visibile promemoria dell’assenza”. Volevano che lo spazio risuonasse dei sentimenti di perdita generati dalla distruzione del World Trade Center.

Il livello stradale che circonda la piazza delle piscine è stato descritto come una delle piazze più ecologiche mai costruite e ha sistemi di gestione dell’irrigazione, delle acque piovane e dei parassiti per un notevole risparmio di energia e acqua.

I 400 alberi di quercia bianca della palude ricordano il ciclo naturale della vita e della rinascita.

“Questi alberi, come la memoria stessa, richiedono la cura e il nutrimento di coloro che li visitano”, proseguono Arad e Walker, “Ricordano la vita nella loro forma vivente, e servono come rappresentazioni viventi della distruzione e del rinnovamento della vita nella loro cicli annuali”

La piazza, libera e aperta al pubblico, è divenuta rapidamente un luogo di riflessione e solitudine per i newyorkesi e meta di tutti coloro che vogliono rendere omaggio alle vite perse l’11 settembre.

Quando l’arte paesaggistica, non più un semplice “bel vedere”, incontra la memoria e ricorda all’uomo che si può essere migliori di come siamo.

Scorri le immagini: cosa ne pensi dell’opera di Arad e Walker?

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