Eletto luogo per eccellenza degli incontri d’amore, il giardino egizio offriva ristoro dal caldo e suggeriva agli antichi poeti uno scenario ideale nel quale ambientare storie d’amore, in cui natura e delicati profumi acquistano un ruolo centrale.
Boccioli di loto, frutti di mandragola, legno di cedro, palme, una radura di flessuosi papiri, tutto partecipava al mondo delle gioie dei sensi e del cuore.
Ungere il corpo con i prodotti naturali, bruciare incensi e resine, adornarsi di collane floreali, decorare la casa con i fiori del giardino sono nella letteratura egizia un topos che rimanda immediatamente al mondo dei giardini in cui si coltivano piante odorose e in cui, immancabilmente, si prevede la presenza di un canale d’acqua, orientato verso nord, così da raccogliere lo spirare dei venti più freschi.
I giardini definivano dunque, nell’antico Egitto, uno spazio in cui il divino e l’umano si incontravano, in cui la natura rigogliosa governata dall’uomo permetteva, soprattutto ai più ricchi, di godere il meglio della vita.
Costruito all’interno delle cinte murarie di edifici civili e religiosi, al sicuro dalle inondazioni del Nilo e dalle tempeste di sabbia, dalle scorribande di tribù ostili o belve feroci, il giardino costituiva un ambiente intimo, rigoglioso, un’oasi colorata, armoniosa, sicura, ordinata e tranquilla dove ripararsi dalla calura all’ombra di alberi e piante.
Risalgono al periodo storico della 28^ dinastia, le raffigurazioni di un vasto giardino che definisce un muro di cinta, abitazioni circondate da alberi d’alto fusto e una grande vasca rettangolare circondata da piante e palme.
Siamo davanti a piante che uniscono il loro valore ornamentale -le palme- a quello utilitario dei frutti come melograni e datteri, in un alternarsi di canali e bacini d’acqua in cui potevano navigare, addirittura, piccole imbarcazioni.
Acqua – Ombra sono elementi basilari come la partitura e la geometria del disegno: l’irrigazione era essenziale in un ambiente desertico ed era fatta per mezzo di anfore poste al termine di un’asta bilanciata e di canali studiati per l’agricoltura.
L’esempio più prezioso di una testimonianza di giardino egizio proviene da un affresco tombale di un alto ufficiale del faraone Amenofi II, databile attorno a 3400 anni fa, che raffigura un giardino a pianta quadrata, cinto da mura, in cui le coltivazioni sono scandite in aiuole geometriche.
E chiudiamo questo viaggio nel tempo con una grande scoperta: gli attrezzi trovati nelle tombe egizie ci testimoniano non solo l’esistenza del giardino in quell’epoca, come qui raccontato, ma anche che i defunti vollero portarsi oggetti per il giardinaggio e fiori … durante il viaggio verso l’Aldilà!
Siamo tranquilli dunque: quando ci troveremo in Paradiso, in un giorno (molto molto) lontano, sarà un Paradiso con un giardino in perfetto stile egizio!
Vi piace il giardino-Paradiso egiziano?










